Testimonianza sulla PACE
 

 
 
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Hieronymus Bosch: Ascesa dei Beati all'Empireo - 1491

 
 

Hieronymus Bosch

Ascesa dei Beati all'Empireo
1491
Olio su tavola

Venezia, Palazzo Ducale,
Sala del Magistrato dei Conservatori alle leggi

 

 
 
  Ezio Tilli  
     
     
 
     
 

Gustave Doré, Paradiso, Canto XXXI, versi 1-3

 
 

Gustave Doré,

Paradiso
Canto XXXI, versi 1-3

 
 

 
 

PREMESSA

5 Marzo 2003: il Papa (Giovanni Paolo II) chiede nuovamente all'umanità cristiana un giorno di digiuno e preghiera per la PACE.

(Il 20 marzo 2003 gli USA daranno inizio alla Seconda Guerra del Golfo.)

Io penso che:

Terra, acqua, aria ed energia sono disponibili in abbondanza per tutti noi
e tutti noi potremmo avere anche Pace, Amore e Felicità.
Potremmo avere altro lassù nei cieli se solo lo volessimo...
ma per poterlo avere dovremmo saper riconoscere e amare i doni del Signore.

Oggi 5 Marzo 2003, il Popolo della Terra è chiamato di nuovo a testimoniare la sua volontà di agire per il cambiamento che segnerà il nuovo millennio cominciando a chiedere PACE non a coloro che si ritengono i potenti di questo mondo [spesso costoro sembrano sordi o peggio appaiono come le inconsapevoli avanguardie del Male ostacolando il cammino dell'Uomo verso la sua vera meta] ma direttamente all'Unico Signore dell'Universo e alla Regina della Pace.

Con assoluta convinzione e certezza mi unisco nel silenzio della preghiera accogliendo l'invito al digiuno.

Terra, 5 Marzo 2003

Ezio Tilli
direttore responsabile di www.e-Bio.it

Vaticano: indicazioni sul digiuno e la preghiera per la pace.

note e note legali: Il testo che segue è il racconto di una mia reale esperienza che ho timore a classificare con certezza. Potrei definirla OBE (Out Of Body Experience) o NDE (Near Death Experience) o esperienza mistica, o... visione beatifica avvenuta il 24 giugno 1991. Il testo è originale e veritiero. Non è consentito a nessuno di riprodurre il testo che segue in alcun modo o forma e soprattutto alterarne il contenuto. Il testo è tutelato dalla legge sul diritto d'autore e dalla legge sulla privacy. Non pubblicare senza aver ricevuto autorizzazione scritta dall’autore.

Per informazioni cliccare qui a lato su contatti.

La pubblicazione di questo mio scritto, qui e oggi, è un importante gesto di testimonianza per coloro che hanno fede ma soprattutto per coloro che ancora confidano esclusivamente sulle proprie forze… [come me fino a "quel giorno"...]

LA MIA TESTIMONIANZA:

Il mio nome è Ezio Tilli, sono nato a Milano l'8 aprile del 1961, sono un uomo di questo pianeta, di nuovo un uomo di questo pianeta...


La notte di San Giovanni

E’ la notte del 24 giugno 1991 e fa molto caldo a Bresso, o almeno così mi pare.

Le finestre della casa sono spalancate sull’area industriale abbandonata della ex fonderia Villa, ma qui, sulla Rive Gauche del Seveso, non si muove una molecola d’aria. Le lenzuola sotto di me bruciano mentre sui binari sotto casa sferraglia, puntuale, l’ultimo trenino per Carate. Cerco una via di fuga spostandomi in continuazione di qualche centimetro, nell’inutile speranza di trovare refrigerio... mi addormento infine con fatica.


Mi sveglio più tardi per via di un improvviso forte rumore che percepisco nel sonno. Nel buio della stanza brillano dalla radiosveglia le rosse 2:30 del mattino. Mi alzo per verificare... niente. Forse al piano di sopra è caduto in terra qualcosa. Torno a letto e mi riaddormento.


Sogno: sto parlando per strada con alcuni ragazzi, più alti di me... parliamo in inglese (chissà come nei miei sogni il mio inglese è sempre perfetto e suono il pianoforte divinamente...), siamo in America ed è il crepuscolo; siamo forse a Beverly Hills, ci sono le tipiche ville di legno immerse nel verde di giardini senza cancellate. D’un tratto un grosso uccello nero, forse un corvo, vola alla nostra sinistra. Nel sogno mi sembra un fatto particolarmente bello e straordinario e lo indico col braccio teso, a quei ragazzi.


Improvvisamente, ad un netto schioccare di frusta, il sogno si blocca come la pellicola cinematografica di un vecchio film che si brucia al centro, svanendo tutto in una luce immensa...


Non sto più dormendo, sono sveglio. Cerco di alzarmi dal letto ma sono paralizzato, posso solo pensare “sono paralizzato” e l’unico movimento che mi è concesso è di stringere i polpastrelli del pollice e dell’indice della mano destra, l’uno contro l’altro. Lo faccio ripetute volte ma non riesco a far altro. Ho le braccia stese accanto ai fianchi. Sono sul mio letto, nella mia stanza, sono sveglio e vigile, lo so bene, ma sono immerso in questa luce ubiquitaria, non bianca ma giallo chiaro, una luce potente ma delicata, che non ferisce gli occhi, che non abbaglia. La mia mente... il mio Io pensante, cioè quella cosa che mi consente di pensare “Io sono...” si divide tra il pensiero del mio essere paralizzato sul letto e quello del mio essere immerso nella luce. E’ come se il mio pensiero si dividesse fisicamente in due pensieri autonomi e contemporanei. Due pensieri prodotti dallo stesso cervello in due contigui “luoghi” spazio-temporali.

Non sto sognando: sono perfettamente cosciente di essere sveglio come sono sveglio ora che sto scrivendo. Sono sveglio e so cos’è un sogno, sono sveglio e so cos’è un’allucinazione, sono sveglio!


Sono nella luce e percepisco una presenza, una importante presenza alle mie spalle, al di sopra della mia testa, che mi parla senza mai usare una parola:
“Affacciati!” dice, indicandomi qualcosa che è davanti a me. Nel dirmi ciò non usa parola nè suono alcuno, permeando direttamente alla mia consapevolezza col senso di ciò che mi vuole comunicare, nè compie alcun gesto poiché in realtà io non vedo questa “presenza” ma alla mia consapevolezza appare come il gesto di un distendersi del braccio col palmo della mano aperto e rivolto verso l’alto come quando si indica un passaggio a qualcuno.
Io penso che non c’è nulla a cui affacciarsi, c’è solo luce: una ovattata e non fastidiosa, una diffusa e armonica luce paglierina. Ma mi affaccio dunque come ci si affaccia ad una finestra o meglio ad un balconcino ed in effetti è come se mi affacciassi nella luce e attraverso la luce, perchè vedo una visione meravigliosa: una sconfinata “vallata di luce” nella quale sono disposte in inconcepibili architetture, infinite scalinate di marmo chiaro, disposte verso ogni grado di punto cardinale, scale che si incrociano tra loro, e su ogni scalino tre persone: una donna ai cui fianchi sono due uomini, che salgono, tutti vestiti in modo uguale con giacca e pantaloni di lino paglierino. Sembrano tutti giovani, sereni ma assorti verso la meta. Una di queste scalinate è orientata verso di me come lo è una scala mobile se ci si pone di fronte: si vede la gente che ti viene incontro, mentre tu sei fermo.
C’è un grande senso di serenità, di pace e di amore, in questo luogo è come se serenità, pace e amore siano l’aria nella quale siamo immersi, ed io respiro questa sensazione che mi pervade: sembra bellissimo ed io non posso che sussurrare, col cuore colmo di gioia e meraviglia atea: “Ma questo è Dio!”
Ed ecco che pronunciata questa frase avviene la metamorfosi, come se la comprensione, l’accettazione e la consapevolezza di ciò che stavo vedendo fosse la chiave di accensione di un motore mistico: il mio “corpo” comincia a “vibrare” e vengo percorso da un piacere simile all’orgasmo sessuale ma di intensità mille volte maggiore e non solo localizzato dove nell’uomo si localizza il piacere dell’orgasmo ma nella testa, nel petto, nelle braccia, nella pancia, nelle gambe, nelle dita nelle mani e dei piedi ed ecco che questo piacere vibrante prende forma e prende forma in un corpo di luce che evapora dal corpo materiale che giace paralizzato nel letto. Un corpo con la stessa forma del corpo materiale, tant’è che ne vedo prima fuoriuscire le gambe e i piedi: ed è come una forma di energia luminosa, sfrigolante, simile all’effetto neve della tv, quando non si sintonizza un canale. Un corpo di energia e piacere infinito che si separa dal corpo materiale e comincia a galleggiare a poche decine di centimetri al di sopra di esso. Inoltre, mentre il corpo materiale continua a pensare di essere paralizzato e a premere i due polpastrelli tra di loro, riesce a vedere il corpo di luce separarsi da sé.
Il corpo di luce ha il suo pensiero autonomo e prova un grande, immenso, sconfinato, sconosciuto e indescrivibile piacere “estatico”.
La presenza alle mie spalle chiede senza mai usare una parola: “...Allora, vuoi proseguire?”
Percepisco ora grande conoscenza intorno a me, una conoscenza che pervade potentemente tutto ma che non mi appartiene ancora. Sento di poter fare alcune domande prima di rispondere alla sua e così ne pongo una. La risposta giunge subito così semplice e convincente da inebetirmi, tanto da non lasciarmi che una scelta: la spontanea esclamazione: “Ma certo! E’ così semplice… Come mai non ci ho pensato prima? Come mai non ci abbiamo mai pensato prima?” Ne pongo subito un’altra e altrettanto velocemente e semplicemente ne giunge risposta. E così a ruota pongo quesiti di scienze e storia, di filosofia e matematica, sento di essere di fronte alla Conoscenza Assoluta e di poter attingere ad essa all’Infinito. Ogni risposta appare di una semplicità tanto estrema da sembrare inconcepibile non conoscerne già la risposta.
Ma ecco di nuovo la domanda: “Allora, vuoi proseguire?” Io nel frattempo continuo a percepire il piacere dell’estasi e il senso di pace e amore infiniti che mi circondano: proseguire significa continuare in quell’estasi ma anche proseguire in una realtà che, per quanto meravigliosa possa essere, non è la realtà alla quale sono abituato da 30 anni.
Non è una scelta sofferta, sento di non rinunciare a nulla ma non è forse il mio momento: “...No, non sono in grado di gestire questa situazione” - penso - “e quindi preferisco non proseguire.” - “Va, bene” - mi comunica la presenza, senza porre nella sua risposta alcuna sottolineatura di commento, come se qualunque risposta potesse essere ben accolta.

Tutto diviene improvvisamente buio e il piacere estatico diminuisce gradatamente di intensità fino a sparire anch’esso nel buio più totale e freddo. Il silenzio più assoluto, un’attesa nel nulla che dura qualche “minuto” e che viene poi rotto dal lento continuo passaggio di figure geometriche luminose, come costruite con tubi al neon colorati di verde. Cerchi, quadrati, triangoli, linee... da destra e da sinistra, dall’alto e dal basso si susseguono accompagnate da un leggero suono, come il tintinnio di scaglie di squalo mosse da leggere correnti d’aria.

Come in una camera di decompressione o di compensazione mi rendo conto che non riesco a ricordare esattamente cosa avevo domandato poco prima, il pensiero e i ricordi cominciano a sfumarsi in alcune parti, ma certamente non riesco più a ricordare cosa mi fosse stato risposto, come se la mia mente fosse stata lavata con un bagno nel Lete cancellatore di memorie...


Attendo, osservando ciò che passa davanti ai miei “occhi” ed ecco che improvvisamente “ricado” con un tonfo leggero nel mio corpo materiale e finalmente posso muovermi.

Per prima cosa muovo il braccio sinistro e lo allontano dal mio fianco ad accarezzare il lenzuolo, un lenzuolo caldo, infuocato. Poi mi accorgo di avere un gran freddo ed in effetti mi tocco il petto e mi rendo conto di essere molto freddo. Mi siedo sul letto e sfioro le lenzuola che prima erano sotto il mio corpo: fredde, come uscite dal frigorifero. Di scatto metto i piedi a terra come per scappare... ma restando seduto sul bordo del letto mi domando: “...e ora?”

“Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, la mia vita continua a scorrere, come le acque del torrente, lenta fino al Mare Infinito.

Ezio Tilli

Commento

Ora se tutto ciò fosse stato un sogno, non mi avrebbe toccato più di tanto. Il fatto è che ero sveglio, come sono sveglio ora che scrivo. E le cose che destavano in me maggior meraviglia erano, e tutt'ora sono, fondamentalmente due: l'indelebilità dalla mia mente delle sensazioni e delle emozioni provate e l'incapacità di poter descrivere con parole e termini a me noti molte delle cose viste e provate in quel luogo. I colori per esempio erano "più" di quelli che noi conosciamo e se dovessi dire che c'era un colore per me nuovo non potrei dire che assomigliava a nessuno di quelli noti. E ciò vale per tutto: l'immensa sensazione d'amore, l'infinito piacere estatico, la sconfinata conoscenza della "Presenza", il modo di comunicare senza parole e senza gesti... Insomma "un altro mondo".

Ma non finisce qui. Qualcosa in me è rimasto, qualcosa di profondo. E' la certezza dell'esistenza di Dio perchè ritengo di averlo incontrato e di aver visto la sua Gloria. La certezza dell'esistenza dell'anima o dello spirito che convive col nostro corpo ma che lo precede nel tempo e che lo segue alla fine dei nostri giorni: uno spirito eterno che si bea al cospetto di Dio. Ma arcano mi è sempre rimasto allora il senso dell'esistenza umana. Perchè siamo qui? Qual'è lo scopo della nostra presenza? Come dobbiamo vivere in questo gioco che è la vita e del quale non conosciamo le regole? Forse seguendo il cuore possiamo intuire quali sono le mosse giuste e se le nostre mosse sono armoniche forse stiamo seguendo la giusta regola. E forse alla fine vinceremo. E forse la giusta regola si fonda sull'amore dell'universo che è la Gloria manifesta di Dio.

Questa fragorosa esperienza mi ha concesso molto altro ma non ne parlerò finchè non sarà il momento.

Questo è esattamente ciò che è accaduto ed è accaduto a me, praticamente ateo infedele divenuto poi cosciente testimone dell'esistenza di un'altra dimensione, spirituale, certa e meravigliosa, colma d'amore, di pace e conoscenza, che attende il nostro ritorno.

prima pubblicazione web: mercoledì 5 marzo 2003

seconda revisione: 15 marzo 2008

 

Concludendo

A mio avviso la caratteristica più pericolosa dell’uomo è l’incapacità di ricordare, mentre dote positiva, tra le più difficili da sostenere è la possibilità di testimoniare.

La ricerca della conoscenza per il raggiungimento della consapevolezza è compito di ognuno mentre impegnarsi per la verità e per la vita è il presupposto per rendere possibile il raggiungimento della consapevolezza.

Veniamo tutti dalla Luce Eterna e dalla Conoscenza Assoluta e ad Esse siamo tutti tenuti a tornare.

L’Uomo, con tutti i suoi limiti ma anche con tutte le sue doti positive, è una misteriosa condizione temporale dell’Anima che nasce vuota alla realtà materiale come un’anfora vuota è posta di fronte all’oceano. Sa solo che deve riempirsi d’acqua.

Quanti intuiscono che l’acqua di quell’oceano poco prima era tutta dentro di sé?

Non lasciatevi ingannare da colui il quale girovaga tra gli uomini pieno della sua consapevolezza (il portatore di luce…) e la utilizza per distogliervi dalla meta.

Opponetevi a chi impedisce il cammino verso la consapevolezza.
Opponetevi a chi occulta la verità.
Opponetevi a chi ostacola la vita.
Abbiate fiducia nelle vostre doti posivive e non abbiate timore di testimoniare, ricordate che la condizione dell’uomo è temporale ma soprattutto che l’Universo è di Dio e che dunque Egli è Onnipotente. Quindi se Egli ogni cosa può, certamente può vedervi e ascoltarvi.

Chiedete la Pace

Pregate, pregate, pregate.

Preghiera del 19.03.2003

Regina della Pace, Principe della Pace, San Giuseppe,
evitate agli occhi dei bambini
e ai cuori dei loro genitori
l'inutile orrore della distruzione.
Convertite i cuori dei potenti
e impedite loro di nuocere ancora
ai figli di Dio e alla Sua Opera.
Venga ora
un Nuovo Regno di Pace!

Ezio Tilli

 

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